venerdì , 17 agosto 2018

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Ocicat, un dolce mini ocelot

La razza

Un caso fortunato: l’incrocio tra  Siamese e Abissino, con cui all’inizio degli anni Sessanta l’allevatrice americana Virginia Daly sperava di ottenere il Siamese con pointing aguti. I cuccioli erano invece del tutto simili all’Abissino, ma una femmina, accoppiata poi con un altro Siamese, diede alla luce un insolito micino maculato, che venne definito ‘Ocicat’ proprio per questa sua particolare caratteristica.

Questo primo esemplare fu sterilizzato e venduto come gatto da compagnia, ma una sua foto, pubblicata su un giornale di Detroit, attirò l’attenzione del genetista Clyde Keeler, che vedeva in lui la perfetta incarnazione del suo sogno: un felino domestico molto simile a un raro animale selvaggio. Incoraggiata da lui, la signora Daly riprese a incrociare Siamesi e Abissini, operando una rigorosa selezione delle prime linee di sangue. La sua Dalai Talua viene ritenuta la femmina fondatrice della razza. Ben presto altri seguirono questa strada, contribuendo ad arricchire il patrimonio genetico del nuovo gatto attraverso incroci con l’American Shorthair, che permisero sia di perfezionare ulteriormente la distribuzione e il contrasto delle macchie sul colore di base, sia di ottenere la raffinata varietà silver.

La “Cat Fanciers ‘Association” accettò l’Ocicat nel 1966, ma solo due decenni più tardi ne venne finalmente fissato il primo standard. Nel 1987, avendo ormai alle spalle diverse generazioni di esemplari puri, debuttò finalmente anche in esposizione. La nuova razza (ancora molto rara in Italia) suscitò rapidamente l’attenzione degli appassionati che aspiravano a ottenere gatti da appartamento il più possibile simili a piccole ‘belve’ selvatiche.

L’aspetto fisico

Elegante e agilissimo, grazioso e vivace, l’Ocicat ha un aspetto decisamente selvaggio, grazie alle piccole macchie ovali ben contrastate, più dense e abbondanti sulle spalle, che formano fitte punteggiature lungo la spina dorsale. La sua struttura, aggraziata, atletica e muscolosa, è messa in evidenza dal pelo corto e brillante come seta.

  • Testa: triangolare, con muso allungato (ma non eccessivamente) soprattutto nella femmina, più tondeggiante nel maschio; il collo è sottile e aggraziato.
  • Orecchie: piuttosto grandi e ben aperte, vigili, piazzate ai lati della testa, con ciuffetti di pelo sulla punta.
  • Zampe: di media lunghezza e muscolose, ben proporzionate, con piedi ovali e compatti.
  • Mantello: fine, lucido, folto e ben aderente al corpo, nelle varianti tabby spotted, silver tabby spotted, self o smoke e nelle tonalità tawny (bruno fulvo) o marrone, cioccolata, cinnamon (cannella), tawny, blu, lavanda, fulvo, più o meno ‘calde’.
  • Occhi: grandi e leggermente a mandorla, ben distanziati tra loro, di colore arancione o verde (non azzurro o blu), in armonia con la tonalità del mantello, sottolineati dalle linee scure del disegno tabby.
  • Coda: è piuttosto lunga, sottile e affusolata.
  • Corpo: di taglia mediogrande (il maschio nettamente più grosso della femmina), longilineo, elegante, solido e atletico, con ossatura e muscolatura ben sviluppate.

Il carattere

Alla peculiarità di sembrare la copia miniaturizzata di un felino selvatico in via di estinzione, questo gatto unisce un carattere estremamente gentile, mite e affettuoso. Partecipa molto alla vita familiare e impara facilmente a rispettare le regole di casa, ad accorrere al richiamo, a riportare piccoli oggetti. Ha una grandissima capacità di adattamento: se lo si abitua fin da piccolo, accetta di buon grado anche i viaggi e le passeggiate al guinzaglio. Si comporta quasi come un cagnolino, mostrando un grandissimo attaccamento ai suoi familiari e, appena può, salta loro in braccio per farsi coccolare. Se nessuno si occupa di lui, si lamenta e miagola per attirare l’attenzione, perché non tollera la solitudine prolungata e detesta le porte chiuse. Al ritorno del padrone, fa proprio ‘le feste’ come un cagnolino e magari anche le sue rimostranze per essere stato ‘abbandonato’. Non è dunque il gatto giusto per chi deve lasciarlo troppo da solo (a meno di adottarne due, che possano tenersi compagnia) o per chi, quando torna a casa, non ha voglia di prestargli attenzione, coccolandolo e facendolo giocare. Qualcuno lo ritiene addirittura un po’ troppo appiccicoso, ma chi sa apprezzare la sua intelligenza e la sua straordinaria sensibilità lo giudica invece un meraviglioso compagno di vita, capace di accettare serenamente anche la convivenza con cani e altri gatti. Dotato di un forte temperamento, tende ad assumere con loro atteggiamenti dominanti, ma questo non gli impedisce di andarci d’accordo, purché il suo ruolo di leader non venga mai messo in discussione. Sereno ed equilibrato, può essere un ‘animale terapeutico’ anche per i bambini e le persone anziane.  Essendo molto attivo, vivace, curioso, allegro e instancabile giocherellone, non è però adatto a chi cerca un micio capace di trascorrere intere giornate sonnecchiando sui cuscini del salotto. Lui è un grande acrobata, che ama esibirsi in salti spettacolari, con cui raggiunge facilmente anche luoghi poco accessibili, come la sommità dell’armadio più alto o l’ultimo scaffale della libreria, ottime postazioni di vedetta, da cui controllare attentamente tutta la casa.

di Giulia Settimo

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