martedì , 14 agosto 2018

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Disciplinare il cucciolo di cane con il gioco

Giocando si impara la disciplina. Divertendosi, il giovane impara prima e le nuove nozioni si sedimentano più radicalmente nella sua mente. Volendo educare un cucciolo, una delle cose più difficili in assoluto è ingaggiarlo e, per così dire, essere interessanti per lui. Se ciò è semplice nei primi mesi di convivenza con il nostro nuovo amico, data una prima fase di attaccamento affettivo al proprietario, ben presto, in età adolescenziale, inizierà una fase opposta, quella di distacco, in cui il nostro cucciolone, come ogni individuo in crescita, cercherà di affermare il suo carattere e le sue preferenze.

Individuare le motivazioni che spingono al gioco

Occorre, dunque, conoscere le motivazioni del nostro cane, tanto quelle individuali quanto quelle della razza a cui appartiene (un Rottweiler avrà motivazioni prevalenti diverse da un Labrador, diverse da un Cavalier King, diverse da un Border Collie). Una volta individuate le motivazioni, il nostro atto educativo sta nell’incanalarle, vale a dire fornire al cane un oggetto specifico su cui esprimerle (un target, per esempio una corda da tirare e strappare), delle regole di gioco, che comprendono un rituale di inizio e di chiusura (per esempio, si pronuncia una frase che apre la cornice ludica: sei pronto? e se ne pronuncia un’altra per chiuderla: finito.) e si definisce lo spazio in cui giocare.

Disciplinare i comportamenti problematici

In questo modo si riescono a disciplinare anche alcuni comportamenti cosiddetti “problematici”, come ad esempio la tendenza a distruggere oggetti o a strappare. Questo perché attraverso l’educazione, certe esuberanze, quando incanalate, diventano competenze, esattamente come in un’arte marziale. Il gioco disciplinato consente al cane di scaricare tensioni, di ricevere gratificazioni, di rafforzare il legame con il proprietario e di raggiungere una fase di appagamento che è fondamentale per il suo equilibrio psicologico. In questo modo il cane non sarà inibito, ma guidato nelle sue propensioni e vocazioni.

Il cane è portato alla disciplina

Ricordiamo che il cane non vive le regole come un’imposizione astrusa: il cane discende dal lupo, una specie che ha basato il suo successo evolutivo sulla collaborazione e sull’applicazione di schemi operativi concertati. Dunque, ben venga la disciplina delle vocazioni. Le motivazioni più forti vanno incanalate e strutturate in modo che diventino competenze per evitare che si trasformino in manie. Una motivazione forte può essere paragonata a un fiume in piena che va incanalato in un alveo i cui argini vanno rinforzati: in questo modo il fiume sarà una risorsa e non farà danni. Il miglior modo per costruire un alveo motivazionale è il gioco.

Valorizzare le motivazioni

È inoltre possibile valorizzare una motivazione, cioè una predisposizione, per ampliare lo spazio ludico: prendiamo come esempio il gioco del “tira e molla” con la treccia. Nella maggior parte delle volte ci si limita a presentare la treccia al cane, espletare un momento di attività agonistica con lui per poi chiudere il gioco. Invece, è possibile ampliare tale attività, per esempio, insegnando al cane a portare la treccia o andarla a cercare in un posto ben preciso prima di iniziare il gioco vero e proprio. In questo modo amplio lo spazio di gioco, perché faccio precedere l’espressione della motivazione competitiva (il tirare la treccia) da un momento di espressione di motivazione collaborativa (se vuoi fare questo gioco, portami la treccia) o di espressione di motivazione perlustrativa (se vuoi fare questo gioco, trova la treccia). Ecco che, sfruttando le varie motivazioni, è possibile costruire attività che facciano da ponte per tanti giochi diversi, gratificando il cane in maniera più completa dal punto di vista dell’attività mentale.

 

di Roberto Marchesini, Direttore del Siua

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