martedì , 14 agosto 2018

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Bracco italiano: un fiuto eccezionale

Alzi la mano chi non lo conosce o non ne ha anche solo sentito parlare: il Bracco Italiano è di certo una delle razze italiane più popolari, nonostante i suoi numeri restino tutt’oggi ancora numeri da appassionati. Poco meno di 800 soggetti iscritti nel 2016 – ultimo anno per cui attualmente si dispone di cifre ufficiali – siamo molto lontani dai 14.000 Setter Inglesi, ma nemmeno poi tanto lontani dai 2300 Pointer, per citare giusto due delle razze da ferma con cui l’italico Bracco si è trovato a dover battagliare negli ultimi due secoli, tanto sul terreno quanto nei ring delle esposizioni. Per capire il perché di questi numeri bisogna fare un passo indietro e immergersi un poco nella storia di questa nobile razza italiana. Come per quasi tutte le altre razze canine, nemmeno per il Bracco Italiano si conosce una data precisa di origine. Di un cane braccoide parlavano già Senofonte e altri romani, ma è nel basso Medioevo che appaiono le prime raffigurazioni del Bracco con l’attuale sembiante e anche le prime informazioni certe sulla sua bravura nell’attività venatoria.

La razza

Anticamente, il Bracco Italiano era il cane della nobiltà, si diffuse presto e velocemente nelle corti italiane e da qui venne esportato Oltralpe, dove concorse a creare diverse altre razze. La sua bravura a caccia era nota e apprezzata: il Bracco Italiano si destreggiava con facilità in qualsiasi tipo di terreno e permetteva ai cacciatori un ricco bottino con le reti, borazione, docilità e non eccessiva velocità. Non stupisce, dunque, che fino a tutto il 1700 fosse il cane da caccia italiano per antonomasia, tutelato e “coccolato” dall’aristocrazia che ne portava avanti la selezione.

Con il 1800 la caccia divenne attività ancor più popolare: da passatempo dei nobili l’attività venatoria scese di rango, per così dire, diffondendosi massicciamente nella borghesia e finanche nei ceti popolari. Il Bracco Italiano finì così in mano anche ai contadini, o comunque a persone che cominciarono a selezionarlo solo a fini utilitaristici, privilegiando quelle doti innate che lo rendevano un cane, appunto, utile e “facile”, a scapito di altre: divenne quindi più lento, meno intraprendente, con la tendenza a cacciare in un ambito più ristretto.

La metà dell’Ottocento portò con sé l’invasione delle razze da ferma inglesi: Setter e Pointer sbarcarono anche nel nostro Paese, e qui iniziò un rapido declino – solo momentaneo, per fortuna – del Bracco Italiano. Le razze britanniche erano infatti veloci, dinamiche, efficienti, nonché spettacolari: la scelta perfetta per gli aristocratici che praticavano la caccia come svago ludico e sportivo. Ecco quindi declino e sorpasso per il nostro Bracco, sia numerico sia qualitativo.

La razza che aveva rivestito il ruolo di cane da caccia per antonomasia in Italia per secoli, però, non poteva certo sparire così. E infatti nel Novecento il Bracco Italiano, per opera di alcuni appassionati e di pochi ma competenti allevatori, cominciò a risalire la china. Lento ma inesorabile, si è ritagliato negli anni un suo posto al sole e abbiamo cominciato a vederlo anche sui terreni nazionali e internazionali delle prove. La sua bellezza aristocratica, il suo portamento fiero, uniti allo sguardo dolcissimo e molto espressivo lo hanno poi reso un apprezzato cane da compagnia, e soprattutto un cane da expo. In tutto il mondo il Bracco Italiano è molto ricercato e ci sono stati soggetti che hanno davvero mietuto successi senza eguali.

Il Bracco Italiano oggi è nuovamente un cane competitivo con le altre razze da ferma continentali, e non ha ceduto niente dal punto di vista della sua forte identità, tanto fisica quanto caratteriale. La Sabi (Società Amatori Bracco Italiano) è la società specializzata, riconosciuta dall’Enci che dal 1949 tutela questa razza e riunisce allevatori, proprietari e appassionati. L’allevamento italiano può contare su valide teste di serie, in grado negli ultimi anni, come detto prima, di esportare con successo il nostro Bracco anche all’estero, dove gli estimatori cominciano a essere in numero davvero rilevante, apprezzato soprattutto per le sue caratteristiche.

Rimane un solo problema, a voler considerare la questione in tutti i suoi aspetti: che il Bracco Italiano è un cane nato per la caccia e ad essa vocato e – visto che questa attività è in declino – per andare avanti a selezionarlo nel rispetto del suo stile e, soprattutto, del suo carattere andava trovata attività affine in cui trovasse pari soddisfazione dei suoi istinti. Per far sì che il patrimonio genetico delle razze da caccia non andasse perso, per continuare a selezionare Bracchi che fossero Bracchi, in tutti i loro aspetti, l’Ente Nazionale della Cinofilia italiana (Enci), consapevole del valore dei nostri cani e di ciascuna razza in generale, ha aperto il dialogo con le istituzioni che si occupano di ambiente e tutela e stretto accordi interessantissimi con l’Istituto Superiore per la Protezione e la Ricerca Ambientale, con le Regioni e con gli Enti Parco. Gli accordi prevedono che l’Enci si faccia carico della formazione e certificazione di unità cinofile per la conservazione ambientale, vale a dire cani che, opportunamente preparati, saranno in grado di avere un ruolo attivo nel controllo e monitoraggio delle specie animali e vegetali presenti in particolari zone del nostro territorio naturale.

Va da sé che le razze da ferma siano tra le più portate a questo nuovo compito, che consiste, in pratica, nell’aiutare l’uomo a stimare la consistenza di una specie animale in un dato territorio, sia tramite l’individuazione diretta (reperire e segnalare il selvatico, tramite l’azione della ferma) sia tramite il reperimento e segnalazione delle loro feci. I proprietari e conduttori di Bracchi vedono, dunque, aprirsi davanti a sé un nuovo iter formativo e una nuova possibilità di impiego del proprio cane, di lavoro al fianco del loro “ausiliario”, alternativo all’attività venatoria.

Ancora una volta, come nel caso dei cani da soccorso, da ricerca o da pet therapy, si assiste a un diverso utilizzo delle doti un tempo utilizzate solo nell’ambito dell’attività venatoria. Un utilizzo proficuo, a tratti indispensabile, che dimostra come anche oggi sia importante essere “ancora” un cane da caccia. E che la selezione sia effettuata con questo obiettivo in mente, valorizzando il patrimonio genetico costruito e cementato nel corso di secoli di storia. Ecco perché è tanto più importante, oggi, che le caratteristiche peculiari del Bracco Italiano non vadano perse.

Le caratteristiche fisiche

Ma quali sono le caratteristiche che rendono così unico il Bracco Italiano? Il primo e più evidente tratto distintivo, per chi lo vedesse per la prima volta calcare un terreno, è sicuramente la sua andatura, ovvero quel trotto allungato che gli permette di esplorare con efficienza, ma senza troppa fretta, ampie porzioni di terreno. Un trotto elegante, con testa portata alta e molto mobile, per poter interrogare il vento col naso in cerca di odori, linea dorsale dritta e sguardo sicuro.

Non passa certamente inosservato nemmeno il suo grande e ampio tartufo. Anch’esso, come il trotto che gli consente di passare al vaglio il terreno, funzionale allo scopo: le narici grandi e aperte gli consentono un fiuto eccezionale. copre grandi distanze. Altri tratti distintivi del suo aspetto sono le lunghe e molli orecchie e la pelle, consistente, ma elastica. Nel complesso è un cane che trasmette idea di forza e vigore, un cane resistente e potente, un “fondista” in grado di coprire grandi distanze, il cui fisico serve perfettamente lo scopo.

  • Occhi: esprimono bonarietà, non sono né infossati né sporgenti; il colore dell’iride è ocra più o meno scuro o marrone
  • Tartufo: voluminoso, con narici grandi e aperte, di colore roseo, carnicino o marrone
  • Labbra: le superiori sono ben sviluppate, sottili e cadenti senza essere flaccide, ricoprono la mandibola; visto di profilo la oltrepassano di poco ai lati. Viste di fronte formano una “V” rovesciata sotto il tartufo
  • Orecchie: ben sviluppate, la loro larghezza è almeno metà della lunghezza, I’estremità inferiore termina a punta leggermente arrotondata
  • Zampe anteriori: robuste, ovaleggianti, con dita ben arcuate e unghie di colore bianco, ocraceo o bruno
  • Torace: ampio, profondo e disceso a livello del gomito, con costole ben cerchiate particolarmente nella parte inferiore
  • Spalle: forti, fornite di buoni muscoli, lunghe e inclinate
  • Groppa: lunga, circa 1/3 dell’altezza al garrese, larga e ben muscolosa
  • Coda: robusta alla radice, dritta, pelo corto. Quando il cane è in movimento, e soprattutto in cerca, è portata orizzontalmente o quasi
  • Regione lombare: larga, muscolosa, corta e leggermente arcuata
  • Coda: robusta alla radice, dritta, pelo corto. Quando il cane è in movimento, e soprattutto in cerca, è portata orizzontalmente o quasi
  • Linea inferiore: il profilo inferiore è quasi orizzontale nella parte toracica, risale leggermente nella parte addominale

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