martedì , 14 agosto 2018

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Iron: il cane conteso

Questa è una storia d’amore travagliata, piena d’affetto e dedizione. Una storia difficile da vivere, ma per fortuna con un meraviglioso finale che ci insegna quanto sia importante lottare senza farsi scoraggiare, anche se a remare contro c’è un diritto di vecchio stampo, troppo lento per i tempi che corrono. È la storia del signor Carlo, eroe umano disposto a barcamenarsi tra norme arcaiche e a superare una visione giuridica dell’animale inteso come “bene materiale”, pur di riabbracciare il suo fedele cane Iron.

Tutto ebbe inizio nell’agosto del 2014 quando il signor Carlo rinvenne un cucciolo di cane che adottò e chiamò Iron. Poco dopo l’arrivo del cucciolo il signor Carlo conobbe la signora Silvia intraprendendo con lei una relazione sentimentale che li portò ad adottare un secondo cane di nome Charlie. Per momentanea impossibilità della coppia di gestirli, i cani vennero lasciati per qualche giorno a casa dei genitori della signora Silvia che, nel mentre, decise di interrompere la relazione e concesse la sola restituzione del cane Charlie al signor Carlo, escludendo categoricamente sia l’intenzione di restituire Iron, sia di condividerne la custodia. Ed è proprio da quel giorno che il signor Carlo ha iniziato a lottare senza sosta per ben due anni.

Cane, bene materiale della famiglia

Capita sempre più spesso che, a seguito di separazione, gli ex-partner si rivolgano al giudice chiedendo di regolamentare la gestione e la custodia dell’animale di famiglia conteso. Purtroppo la disciplina vigente è carente per quanto attiene la tutela dell’animale di famiglia: in caso di separazione, infatti, non vi è alcuna norma o indicazione legislativa che determini come ci si debba comportare con il mantenimento e la custodia.

A oggi l’animale non è considerato come un “essere vivente senziente”, ma come un “bene”, un oggetto che viene lasciato all’uno o all’altro ex partner insieme a mobili, libri e tutte le tante cose materiali che vengono divise a seguito di una separazione. Ma come si può dividere equamente il tempo e l’affetto che un animale può offrire, se il giudice non ha indicazioni da seguire? E come si può fare se, come nel caso di Iron, uno dei due proprietari si impossessa del cane senza volerne condividere la custodia?

I casi sono due: nel primo gli ex partner, volenti o nolenti, trovano un accordo concordando sulla gestione condivisa dell’animale, ben coscienti del fatto che la separazione sarà un trauma non solo per loro, ma anche per lui, che ha sempre vissuto con entrambi i suoi umani accanto. Nel secondo caso gli ex partner non hanno alcuna intenzione di collaborare per trovare una soluzione, così è necessario che siano gli avvocati a intervenire per trovare il legittimo e lecito accordo. Per chi è in possesso dell’animale al momento della separazione, prenderlo in “ostaggio” non è la soluzione legittima e lecita di cui sto parlando (come ha confermato il Tribunale di Brescia).

È proprio la storia di cui vi sto parlando ed è la situazione in cui si è trovato il signor Carlo, tenuto lontano per due anni dal suo fedele amico, finché non è intervenuta una pronuncia del giudice. Ma andiamo per gradi ripercorrendo insieme la vicenda giudiziaria. Abbiamo già scritto che il cane, a livello giuridico, è considerato come un bene: per questo motivo il signor Carlo, mediante i propri legali, ha dovuto dimostrare al giudice che tra le parti, prima della separazione, c’era una situazione di compossesso dell’animale. Vale a dire possesso di entrambe le parti che, abitando insieme, lo hanno sfamato, coccolato e amato, anche se con modalità differenti. Attestato ciò, ha richiesto al giudice di reintegrarlo nel possesso del cane, illecitamente sottrattogli dalla ex partner.

Inizialmente, però, il Tribunale di Brescia competente per il processo in questione, ha rigettato la richiesta di reintegrare il possesso del cane al signor Carlo sostenendo che

“l’interruzione della relazione affettiva tra le parti, in particolare, l’interruzione della loro convivenza, non consente il ripristino della precedente situazione, non essendo possibile restaurare la pregressa condizione di compossesso dell’animale”.

Nonostante la negativa decisione del giudice e il persistente rifiuto della signora Silvia a trovare un accordo, il signor Carlo, ancor più determinato a riottenere il proprio amico, ha voluto continuare questa battaglia. Così, subito dopo la pronuncia del Tribunale, ha presentato un reclamo al giudice sottolineando sì, l’impossibilità di ripristinare la medesima situazione antecedente alla separazione delle parti, ma evidenziando la possibilità di individuare una situazione differente che potesse soddisfare tutti, cane compreso.

La prima sentenza di affido condiviso del cane

Fortunatamente il reclamo ha convinto il giudice che, ben compresa l’incresciosa e dolorosa situazione, si è pronunciato a favore del signor Carlo! Lo scorso 7 febbraio in sede collegiale il Tribunale di Brescia ha finalmente imposto alla signora Silvia di “reintegrare immediatamente” il signor Carlo nel possesso di Iron stabilendo che il cane “dovrà rimanere presso ciascuna delle parti, nei rispettivi domicili, con alternanza settimanale, ovvero per periodi di tempo, della stessa entità per entrambe le parti, più brevi o più lunghi, concordati tra le stesse”. È una grande conquista sia per il signor Carlo – che finalmente dopo aver tanto lottato per riottenere Iron lo potrà riabbracciare per sempre – sia per l’intero progresso del diritto degli animali.

Si tratta della prima pronuncia nella storia italiana che stabilisce un affidamento condiviso imposto dal giudice indipendentemente dalla volontà di entrambe le parti. Con tale decisione risulta chiaro che, nonostante la chiusura e l’assenza di collaborazione dell’ex partner, è sempre possibile ottenere una custodia congiunta se si è muniti di determinazione e si ha tempo e amore da dedicare ai propri animali.

di Giordana Monti

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