mercoledì , 19 settembre 2018

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La magia della migrazione

Rondini, uccelli migratori, salmoni, ormai ci sembra normale che questi animali compiano, soprattutto in questo periodo, migliaia di chilometri ogni anno: eppure i loro viaggi sono straordinari. Tornano sempre al proprio nido, con una precisione millimetrica. Ma come fanno? Come possono ritrovare un punto esatto a migliaia di chilometri? Sole? Stelle? Magnetismo? Cosa li guida?

La bussola degli animali

Esiste un termine specifico coniato dagli scienziati per indicare questa potenzialità ed è “programma di navigazione vettoriale spaziotemporale ereditario”, una sorta di bussola interna che si interfaccia con il magnetismo terrestre e la posizione del sole e delle stelle. Eppure il magnetismo non convince completamente. Viene certamente utilizzato in parte, ma i poli magnetici si spostano negli anni ed è impossibile che la programmazione genetica degli uccelli cambi altrettanto velocemente. Il polo nord magnetico non corrisponde con quello geografico, l’uomo lo sa e compie dei calcoli con la bussola, ma gli animali non possono farlo. Se gli spostamenti si basano solo sul magnetismo terrestre, all’inversione dei poli magnetici dovrebbero esserci vere e proprie estinzioni in massa. E invece la migrazione è proseguita anche nelle quarantuno volte di inversione poli nella vita della Terra, oltre ai vari sconvolgimenti magnetici. Quindi deve esserci qualcosa in più.

I riferimenti di sole e stelle

Gli animali potrebbero viaggiare tenendo come punto di riferimento il sole e le stelle, ma anche questo non spiega il loro potere straordinario. Lo dimostra il caso dalle tartarughe native dell’isola di Ascensione, in mezzo all’oceano Atlantico, che nascono e si dirigono in tutta sicurezza sempre nella stessa costa del Brasile, a 2250 chilometri di distanza, senza mai avere riferimenti di terra o di cielo, per poi tornare sull’isola nativa per deporre le uova. È un’area molto piccola, solo 10 chilometri di diametro, eppure la trovano con precisione millimetrica. Sono state seguite e non è mai stato trovato un momento di esitazione o una curva sbagliata, le tartarughe sono sempre andate dritte alla meta, come se fossero tirate da un filo.

Il campo morfico

Rupert Sheldrake, biologo e saggista britannico, ha dedicato la sua vita alla ricerca di questo enigmatico potere, trovando un nuovo campo, definito da lui stesso “campo morfico” nel quale sarebbe racchiusa la memoria genetica, l’unica che potrebbe spiegare il perché di questo comportamento animale, che noi chiamiamo semplicemente “istinto”. Il campo morfico è tutto ciò che coinvolge l’animale, dal proprio corpo a ciò che si trova attorno a lui: il nido lontano migliaia di chilometri e il luogo in cui vengono deposte le uova. Insomma, il nido diventa l’espansione del proprio corpo, come quando noi sappiamo dove si trova il nostro piede, le rondini sanno dove si trova la loro casa. Come un cieco che percepisce l’area attorno a sé, per intenderci, sapendo dove andare anche se non vede la strada.

Gli insetti hanno perfino un campo morfico “collettivo”, come se fossero parte di un unico organismo. Le termiti operaie, ad esempio, riparano il termitaio danneggiato in maniera sorprendente. Ciascuna inizia il lavoro simultaneamente facendo la stessa azione, portando un granello di terra per riparare la struttura. Sono cieche e nessuna può vedere quello che fa la sua compagna, ma nonostante ciò ogni granello combacia con l’altro alla perfezione. Non esiste un capo, ma sembra esistere un’anima invisibile che coordina l’intero movimento. Conosciamo ancora poco degli animali e soprattutto tendiamo a ritenere scontati i loro poteri straordinari. Dobbiamo sforzarci di osservare di più i loro comportamenti, alzare gli occhi al cielo e imparare questo loro immenso e perfetto rapporto con la natura.

testo e foto di Isabella Dalla Vecchia – Oipa

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