martedì , 17 ottobre 2017
Home | Attualità | Il Microchip: una legge tutela l’identità del cane
microchip cane legge

Il Microchip: una legge tutela l’identità del cane

La Legge 14 agosto 1991, n.281 impone a tutti i proprietari di cani di iscrivere il proprio all’anagrafe canina regionale, identificandolo attraverso un microchip sottocutaneo. Questa piccola operazione viene eseguita dal medico veterinario, in maniera molto rapida e senza anestesia in quanto totalmente indolore.

La norma legislativa è stata, dunque, recepita da ogni Regione, che prevede, tra le diverse disposizioni, anche:

  • l’obbligo di registrazione del cane all’anagrafe;
  • la comunicazione in caso di cessione del cane ad altro proprietario;
  • l’avviso in caso di decesso del cane.

Nel caso di un eventuale trasferimento, il proprietario dovrà comunicarlo alla regione di provenienza e sarà obbligato, successivamente, a contattare l’anagrafe della regione ospitante per una nuova iscrizione dell’animale, pena sanzioni pecuniarie molto aspre.

Anche la CE ha disposto alcune norme nel 2003 per la prevenzione al randagismo:

  • l’obbligo di dotare di microchip il cane, il gatto o il furetto;
  • l’obbligo del passaporto per gli spostamenti all’estero di tutti gli animali di compagnia, quest’ultimo viene  rilasciato dal servizio veterinario della Ausl competente e serve ad attestare le vaccinazioni eseguite.

Ma perché il microchip è così importante?

Il microchip è uno strumento che garantisce al tuo amico peloso di avere una sorta di carta d’identità. In caso di smarrimento, infatti, sarà possibile avvertire le autorità e il tuo veterinario di riferimento, i quali potranno facilmente rintracciare il cane attraverso il dispositivo di lettura. È consigliabile, ad ogni modo, dotare il tuo amico a quattro zampe di collare e targhetta identificativa, sulla quale scrivere un numero di telefono reperibile, così potrai facilmente essere contattato da chi ritrova il tuo peloso.

Il microchip, dunque, è un dispositivo che serve alla tutela del tuo cane, in quanto, certifica e attesta non solo la sua esistenza, ma anche chi ne fa le veci.

Il Caso del cane conteso

Adottando un cane randagio, dopo averlo iscritto all’anagrafe e microchippato se ne diventa legittimi proprietari, come è successo qualche anno fa ad un signore di Varazze, che si è visto denunciato dal presunto precedente padrone. Dopo aver seguito l’auto per qualche metro, il cane era spontaneamente salito a bordo e, non essendo dotato di microchip e neppure di targhetta identificativa, l’imputato aveva deciso di portarlo con sé. Non solo, ma dopo pochissimo tempo aveva anche provveduto a registrare il suo nuovo amico a quattro zampe all’anagrafe e a identificarlo tramite microchip. Dopo diversi mesi il presunto proprietario originario si era rifatto vivo reclamando la restituzione del cane, senza però poter mostrare la documentazione richiesta che attestasse la legittima proprietà sul cagnolino, in quanto, a suo tempo, non era stato attento a ottemperare le suddette leggi. La Cassazione ha disposto, a seguito di questo evento, che non esiste appropriazione indebita se si adotta un cane che non presenti segni di riconoscimento e non sia registrato all’anagrafe canina, ritenendo rilevante l’assoluta buona fede del nuovo proprietario e affermando che il fatto non costituiva reato, dato che, secondo i giudici, l’animale non può essere considerato come cosa d’altri smarrita.

Dare al tuo cane un’identità, che possa essere attestata in ogni momento e per qualunque evenienza tramite il microchip significa tutelarlo, un altro tra i passi importanti per la cura e l’attenzione verso il tuo amico a quattro zampe.