18/01/2012
50 MILA DOLLARI PER FAR CLONARE IL CANE
Lav: aberrante speculazione sul piano etico e scientifico
La LAV definisce aberrante il ricorso alla clonazione del proprio amico cane, di nome Trouble, commissionata da una signora statunitense a un laboratorio sudcoreano, per la cifra di 50 mila dollari. E così nell’ottobre scorso sarebbe nato Double Trouble. Ma secondo il quotidiano britannico The Times la vicenda non finisce qui, dato che Triple Trouble, nato nel novembre scorso, è già in viaggio verso New York. Non si tratta di un caso isolato: diversi proprietari di cani avrebbero ingaggiato i discutibili “servigi” della Sooam Biotech Research Foundation, di proprietà del genetista Hwang Woo Suk.
Al di là degli aspetti emotivi che potrebbero entusiasmare gli animi, le tecniche di clonazione nascondono, nei fatti, una logica fondata su interessi economici e speculazione sulla vita di animali “da laboratorio”, finanziata dalle vane speranze di chi ha perso il suo compagno a quattro zampe e pensa di poter manipolare la vita a nostro uso e consumo.
“L’idea di poter ordinare la nascita di cani come oggetti è ripugnante, sia dal punto di vista etico che scientifico – dichiara Michela Kuan, responsabile LAV settore Vivisezione - L’indice di fallimento per gli esperimenti di clonazione rimane altissimo, quindi anche in questo caso l’esperimento prevede lo sfruttamento e la sofferenza di animali che vengono usati come bacini di produzione di esemplari copia; inoltre, l’essere vivente è il frutto di varie componenti e quella genetica ne rappresenta al massimo il 50%: è impensabile riportare in vita un individuo deceduto perché, come dice la parola stessa, è unico.”
Il ricorso alle tecniche di clonazione è ancora più grave considerando i molti milioni di cani in attesa di un’adozione nei canili e i tanti randagi che vivono soffrendo la fame e privati dell’affetto e della sicurezza di una casa; i canili di tutto il mondo sono affollati e non hanno fondi per tutelare gli animali che ospitano, ma spesso proprio le persone che si definiscono amanti degli animali alimentano gli interessi di questi laboratori pronti a clonare cani, gatti o altri animali.
La LAV ricorda che gli esperimenti di clonazione hanno una elevata percentuale di insuccesso e determinano chissà quanti embrioni, feti e cloni malati e poi soppressi, dei quali però non viene data notizia. Uno studio - basato su dati INFIGEN, una delle multinazionali clonatrici, e su studi di Atsuo Ogura del National Institute of Infectious Diseases di Tokyo - pubblicato anche dalla testata inglese New Scientist, afferma che il 75% degli embrioni animali clonati muore entro i primi due mesi di gravidanza e che comunque il 25% nasce morto o con deformità incompatibili con la vita. Da 100 cellule di partenze mediamente una sola diverrà un animale “adulto e sano”. Gli individui malformati vengono soppressi alla nascita oppure vengono eutanasizzati dopo aver sofferto per un’imprevista malattia. Ecco perché la notizia di tali esperimenti viene resa pubblica solo dopo alcune settimane o mesi dall’evento, ovvero quando l’animale sopravvive almeno alla prima fase della sua esistenza da “creatura da laboratorio”.
I problemi che più di frequente presentano gli animali clonati sono: taglia corporea più grande del normale, patologie cardiache e polmonari, reni deformi, blocchi intestinali, deficienze immunitarie, diabete, tendini di lunghezza inferiore al normale, ecc. Le tecniche di clonazione animale sono ancora molto lontane dall’essere perfettamente collaudate: questo vuole dire bassa efficienza delle procedure, che tradotto in altri termini significa perdita di vite animali, fatto che però molti scienziati si guardano bene dal dichiarare pubblicamente.