mercoledì , 22 novembre 2017
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ipertensione

L’ipertensione nei gatti

La pressione arteriosa è un parametro che, fino a pochi anni fa, veniva controllato nel gatto solo in corso di accertamenti specialistici o in terapia intensiva. Negli ultimi tempi si valuta sempre più spesso anche in ambulatorio.

Gli strumenti di misurazione sono essenzialmente di due tipi: Doppler, che ci consente di rilevare solo la pressione sistolica (la più studiata, al momento) e Oscillometrico, che è in grado di indicarci anche la minima e la media.

La misurazione, nel gatto, non viene effettuata di routine in ambulatorio per vari motivi: l’esame può essere un po’ indaginoso (soprattutto con il Doppler); il paziente non sempre è accomodante (lo strumento provoca un certo fastidio, sia per il manicotto che per il rumore che produce); l’indole dei nostri gatti, spesso apprensivi e agitati durante la visita, rende comunque insignificanti delle eventuali lievi variazioni, imputabili a paura o stress.

Il valore della pressione sistolica, normale tra 120 e 140mm/hg, è spesso aumentato nei gatti anziani, secondariamente a diverse patologie che causano ipertensione con meccanismi complessi (insufficienza renale, ipertiroidismo, disfunzione/ neoplasia surrenalica…), e può a sua volta contribuire al loro ulteriore aggravamento, nonché determinare complicazioni anche molto gravi (emorragie, distacco della retina, trombosi, cardiopatie secondarie…). Meno frequente è l’ipertensione idiopatica (non connessa con altre malattie), che è comunque sempre da considerare come possibile.

A differenza di quanto capita a noi umani non pare evidente un collegamento tra l’obesità e l’innalzamento della pressione. Date le premesse appare chiaro che raramente il veterinario dovrà prescrivere una semplice terapia ipotensiva (Amlodipina è il farmaco più impiegato); spesso si dovrà agire un po’ più a monte, per curare la patologia sottostante; così si potrà talora avere la fortuna di tornare a normali valori pressori senza specifici farmaci antipertensivi (es. ipertiroidismo), ma nella maggior parte dei casi si dovrà agire sul doppio livello di terapia causale e sintomatica per garantire il benessere del paziente (es. insufficienza renale).

Quando poi l’ipertensione, insorta per altre cause, crea danni ad organi non precedentemente malati, il livello di intervento dovrà essere ancora più complesso, e riguardare vari apparati tra loro connessi (es. insufficienza renale- ipertensione-cardiopatia secondaria).

Da queste poche righe si comprende come, soprattutto nei gatti di una certa età, il controllo della pressione arteriosa sia una tessera fondamentale del mosaico di cure ed attenzioni che garantiranno sopravvivenza più lunga e migliore qualità di vita.

Di Alessandro Arrighi (Riproduzione vietata)