mercoledì , 28 giugno 2017
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Sacro di Birmania: un gatto vestito di luce

Razza : Sacro di Birmania
Origine: Birmani (origine ignota) o Francia (1919)
Ascendenza: incerta
Altri nomi: Chartreux Peso: da 3 a 4,5 kg per le femmine da 4,5 a 7 kg per i maschi
Ibridazioni: nessuna
Temperamento: dolce e affettuoso, ma riservato, amante della famiglia e dei bambini

In testa alla classifica dei gatti più “in” c’è sicuramente il Sacro di Birmania forse per la sua leggiadra bellezza, ma anche per l’alone di magia e di mistero che circonda la sua origine. Chissà se Sinh nel momento in cui offrì la sua vita per accogliere nel suo corpicino l’anima del suo morente signore ebbe anche visione della fortuna della sua progenie?

Ma chi era sinh? Lui, fra i cento gatti bianchi del Tempio di Lao Tsun in Birmania, era il prediletto di Mun Ha, il Gran Sacerdote. Un giorno il tempio venne invaso da un branco di predoni che uccisero Mun Ha mentre era immerso in preghiera dinanzi alla statua d’oro della Dea Tsun Kyan Kse dagli occhi di zaffiro e Sinh, che come sempre era accanto a lui, si accovacciò sul suo corpo quasi a proteggerlo e fissò il suo sguardo implorante negli occhi della Dea. Fu in quell’istante che avvenne la trasfigurazione: la sua candida pelliccia assunse una luminosa tonalità dorata, i suoi occhi gialli si tramutarono in lucenti zaffiri blu, mentre le orecchie, la coda e la mascherina sul musetto diventarono di un colore bruno, come la terra. Solo i piedini rimasero candidi a simboleggiare la purezza dell’anima di Mun Ha, sul corpo del quale erano appoggiati. Sinh rimase accucciato in profonda meditazione dinanzi alla statua della Dea per sette giorni, senza toccare cibo, quindi morì portando con se nell’aldilà l’anima di Mun Ha da lui tanto amato. In quel momento si completò il miracolo: tutti i restanti novantanove gatti del Tempio assunsero la stessa livrea di Sinh e i loro occhi divennero zaffiri puri. Così, secondo la leggenda, ha origine il Sacro di Birmania, ma in realtà dobbiamo dire che si tratta di un gatto francese.

Impegno e cure mediche del Sacro di Birmania

Il Sacro di Birmania  è un gatto generalmente sano e robusto  che deve poter interagire spesso col padrone, attraverso il gioco e le coccole. È un gatto esigente e schizzinoso di fronte al cibo: senza assecondarlo troppo nei suoi capricci, bisogna però variare il più possibile la sua dieta.

Socialità del Sacro di Birmania

Il Sacro si è guadagnato la sua gloria grazie alla sua bellezza luminosa e splendente come un raggio di sole e ai suoi favolosi occhi blu che affascinano chiunque vi ponga lo sguardo. Ma è soprattutto il suo carattere equilibrato, giocoso, il suo essere affettuoso senza essere appiccicoso, a far sì che sia così richiesto.

E’ un gatto dolce e affettuoso, amante della famiglia e dei bambini, va molto d’accordo anche con altri gatti o con i cani e si adatta molto bene alla vita in appartamento.

Pelo e aspetto del Sacro di Birmania

Oggi i Sacri di Birmania sono presenti con molte livree diverse: alla classica seal point, la stessa del mitico Sinh,si sono via via aggiunte il blu point, il cream point, il seal, il chocolat, il lilac, il red, il cream point per arrivare alle livree tortie, tabby, silver e persino silver, fawn, cinnamon o smoke. Tutte, però, vogliono occhi assolutamente blu, di un blu il più profondo e luminoso possibile, meglio ancora se blu/viola, mentre la guantatura deve essere perfetta: nelle zampette anteriori i guantini devono terminare con un perfetto tratto orizzontale che non deve oltrepassare la piega del piedino e su quelle posteriori il bianco deve estendersi tra la metà e i due terzi della superficie del tallone, per terminare con una punta a forma di V rovesciata. Il tutto deve essere perfettamente simmetrico su tutte le zampe.

Il mantello semilungo è molto setoso e non tende a formare nodi; una rapida spazzolata quotidiana è sufficiente per mantenerlo lucente e vaporoso.

Testo di Annamaria Dogliotti Canevari (riproduzione vietata)

Foto di Corrado Bonomo 

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