mercoledì , 20 giugno 2018

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Lo strano rapporto tra gatti e alberi di Natale

Arriva il Natale, si fa l’albero in famiglia, ma il componente peloso, con baffi mobili e orecchie aguzze, decide di distruggerlo. È così da sempre, in ogni famiglia che si rispetti. Ma perché il nostro amico gatto ce l’ha tanto con le luccicanti decorazioni natalizie?

Il motivo più chiaro ed evidente è che le palline che dondolano e diventano una preda irresistibile per qualsiasi felino. Ma potrebbe esserci un motivo più profondo e più antico.

L’albero di Natale come l’albero della Cuccagna

L’albero di Natale è l’emblema del benessere e della fertilità e per questo ricorda l’albero della cuccagna, un palo eretto nella piazza centrale di alcuni borghi che viene scalato per far cadere il cibo dalla sua sommità. Sono feste ancora celebrate in molti paesi durante la primavera, per richiamare un nuovo anno ricco di abbondanza. Ed ecco il nostro primo punto in comune: la fertilità, che da sempre identifica i gatti che accompagnavano spesso divinità femminili legate alla fecondità come Artemide, Iside e Freya, in quanto il gatto manifesta esplicite effusioni d’amore, è molto fecondo e ama come nessun altro.

L’albero di Natale come l’albero del Paradiso

L’albero di Natale, poi, offre i suoi frutti per essere raccolti con un invito irresistibile: ricorda forse qualcosa? Certo, è l’albero della conoscenza del bene e del male del paradiso terrestre, e non è un caso se il primo nome con cui veniva chiamato l’abete di Natale, soprattutto in Germania, era proprio “Albero del Paradiso”, per essere pieno di doni. Eva che coglie il frutto dall’albero sempre verde dell’Eden ben ricorda ciò che facciamo con il nostro abete, al quale nel passato venivano appese proprio le mele, altri frutti o palline comunque rotonde. Il gatto attratto senza riserbo dal cogliere a sua volta i frutti, o quantomeno dal farli cadere, è da sempre legato al femminino sacro e dunque a dee, sciamane, sante, streghe, oltre che alla stessa Eva, prima femmina dell’umanità.

Le luci di Natale e il richiamo del bosco

Ma c’è un ultimo elemento che non torna: le luci di Natale. Perché fin dalle prime decorazioni quali uova, nocciole, cialde, uva passa, biscotti c’erano anche le candele? Oggi sostituite dalle lucine elettriche, abbastanza pericolose perché particolarmente attraenti per i gatti che potrebbero tirar fuori i fili elettrici e magari masticarli. Accadde un tempo che una notte della Vigilia, per rientrare a Wittemberg, Martin Lutero dovette percorrere un bosco innevato. Il luogo era incantevole, ma fu incuriosito da alcune strane luci che sembravano muoversi tra i rami alti degli alberi e non si spiegava da dove provenissero. Stropicciando gli occhi svelò il mistero e vide che erano semplici stelle. Tornando a casa desiderò riprodurre la magia del luogo applicando le stesse luci sui rami del suo abete di Natale. E per farlo gli venne in mente di appoggiare alcune candeline. Chissà, forse è proprio il richiamo al bosco ad attrarre tanto i mici, che tutto sommato conservano nell’intimo un cuore selvatico e notturno.

L’albero di Natale aggregatore di uomini e animali.

Abbiamo parlato di albero di Natale e gatti. Va ricordato che questo indispensabile elemento del periodo natalizio (non è un vero Natale senza abete) rappresenta un centro aggregatore di uomini e animali, perché a Natale tutte le strade conducono a casa e tutte le case portano all’albero di Natale. Un’antenna energetica che raccoglie affetto, speranza e gioia e li rilascia in un caldo abbraccio verso tutti, ma proprio tutti.

 

di Isabella Dalla Vecchia

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