domenica , 20 maggio 2018

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La mia vita insieme a Cora

Per alzarsi in piedi, da piccolo, agguantava il pelo del muso di Arturo, un Bobtail col quale ha imparato a camminare. Fino ai tredici anni Simone ha sempre avuto la costante e gioiosa presenza di cani, finché è venuto a mancare il papà, grande appassionato cinofilo. I suoi genitori gli hanno fatto amare la natura e i viaggi.

Ha trascorso l’infanzia tra le montagne vicino a casa, sviluppando così un forte feeling con l’ambiente e con gli animali. Ha sempre praticato sport, sperimentando piacevolmente il suo fisico in varie espressioni atletiche: il nuoto, la corsa, lo sci, la bicicletta.

La passione di Simone per la vita viene bruscamente compromessa verso i tredici anni. Dopo il dramma della morte del papà, infatti, compare una malattia degenerativa, la retinite pigmentosa, che progressivamente negli anni gli toglie la vista, lasciandogli soltanto la percezione del chiaro/scuro.

La malattia penalizza inesorabilmente Simone nel suo stile di vita e nelle sue attività, praticate ormai sempre più di frequente in solitudine. Ma dopo un iniziale periodo di particolare tristezza, Simone si inventa un nuovo modo per continuare a vivere la sua dimensione corporea, per lui fonte di energia indispensabile per il suo equilibrio interiore

Così, negli ultimi anni, grazie a una serie di esperienze e di attività, viaggi, spedizioni e non solo, unite ad attività agonistiche come atleta della Fasi (Federazione arrampicata sportiva italiana), tutto ciò si trasforma nella sua professione attuale. Simone, infatti, si occupa di comunicazione presso Montura, azienda che produce materiale tecnico alpinistico, che è stato il suo primo sponsor. Da diversi anni è atleta della Nazionale Italiana di arrampicata sportiva, è particolarmente forte e riesce sempre ad andare sul podio. Recentemente ha vinto il primo premio in una gara di Coppa del Mondo. Benché Simone da molti anni non riesca più a muoversi in completa autonomia, ha continuato a praticare sport e a realizzare viaggi, accompagnato da una guida.

L’approccio ai cani guida

Due anni fa ha cominciato a informarsi su “chi” è un cane guida. Racconta Simone:

“Gradatamente entrai nel mondo dei cani guida, che non avevo mai considerato prima; sinceramente lo vedevo come un forte vincolo che mi avrebbe limitato, essendo io un viaggiatore e muovendomi molto. Pensavo che la responsabilità di avere un animale a carico fosse qualcosa di ostacolante che mi togliesse più che darmi”.

In tranquillità Simone entra in contatto con tanti non vedenti che hanno il cane guida e che ne beneficiano e ascolta le loro testimonianze. Poi, in tempi molti veloci, nel giro di sei mesi, grazie a un amico non vedente, lo scultore bolognese Tagliaferri, si mette in contatto con il centro Hellen Keller di Messina e in tempi rapidi gli viene proposto un cane che può rispondere alle sue esigenze.

La scelta di Cora

“All’inizio”, confessa Simone, “ero molto perplesso perché pensare di avere anche un cane da gestire mi preoccupava”. Poi, quasi senza rendersene conto, si reca a Messina a prendere Cora, il suo cane guida, i suoi futuri occhi.

“Tra mille emozioni, incertezze e imbarazzi”, prosegue Simone “mi presentano Cora, che adesso è la mia inseparabile amica: una Labrador nera che oggi ha circa tre anni e mezzo. Non so esprimere bene cosa sia successo nel momento della conoscenza; ricordo solo che ero molto emozionato. Lei è arrivata e mi ha fatto un sacco di feste, però mi vedeva come un estraneo dal momento che per lei, fino a quel momento, il riferimento era stato l’istruttore Massimo Russo , persona dalla sensibilità molto particolare, con una professionalità davvero alta, che l’aveva preparata. Da quel momento in poi è stata un’escalation , un gioco d’interazioni coinvolgenti, un vortice di sentimenti e sensazioni”.

All’inizio, però, Cora non riconosce Simone e lo rifiuta, non lo guida. In effetti Simone le metteva fretta perché lui tende ad arrivare velocemente agli obiettivi. Con Cora, invece, la conoscenza doveva andare per gradi, pian piano, rispettando i tempi, consentendo a lei di potersi fidare. In tal modo ha fatto capire a Simone che era necessario rallentare, aiutandolo a darsi nuovi ritmi, a fermarsi. Dopo quindici giorni Simone e Cora prendono insieme l’aereo e tornano a Venezia e poi a Schio, a casa.

Autonomia a sei zampe

“Oggi”, racconta Simone, “non mi spiego perché ho aspettato così tanto per prendermi un cane guida perché, a parte l’autonomia raggiunta e la capacità tecnica del cane di guidarmi in qualsiasi ambiente e di aiutarmi per procedere in luoghi che non conosco in perfetta autonomia e sicurezza, l’aspetto più forte e significativo è quello relazionale tra noi due. Da quando ho Cora e non devo aspettare più nessuno che mi accompagni fuori casa, cammino molto di più da solo: lei mi ha permesso di riavere un’autonomia molto ampia e in realtà, quando vado con lei, sento che siamo in due a camminare e che l’interazione è veramente alta e reciproca. Tra di noi c’è una forte intensità emotiva ed affettiva”.

Valore terapeutico

“Sento che questi animali hanno anche un valore davvero terapeutico”, prosegue entusiasta Simone, “con loro si fa continuamente pet therapy perché ti riempiono la vita di gioia, di positività. Riescono a risollevarti, a comprenderti. Ti ‘sentono’ tantissimo e l’interazione con lei è diventata potente e completa!”.

Il rapporto con Cora

Sono passati quasi due anni. A Simone sembra di avere sempre avuto Cora con sé; con lei avverte un legame fortissimo, di simbiosi, unito a grande affetto. Cora ora fa parte totalmente della famiglia composta da lei, Pepino gatto bianco e nero, indipendente e dolce, Lucia, la compagna di Simone e il nostro atleta protagonista: vivono tutti e quattro allegramente sotto lo stesso tetto. Cora vive davvero quasi sempre al fianco di Simone. Lui la porta con sé nei viaggi, anche all’estero. Nelle spedizioni più impegnative, quando invece per lei le condizioni sarebbero proibitive per l’alta quota e pericolose per la sua salute, la lascia alla sua famiglia di provenienza che l’ama e alla quale lei è stata fin da subito abituata.

Insieme anche in gara

Cora ha accompagnato Simone in gare di coppa del mondo di arrampicata, seguendolo pure sul podio. È andata ovunque con lui, laddove possibile, ed è ormai diventata un fulcro veramente importante ed essenziale della sua vita. Adesso è cresciuta e pesa circa trenta chili di muscoli, dato l’intenso movimento che pratica. Cora permette a Simone di andare ovunque, lo guida per sentieri, per strade di città. Negli edifici gli trova le scale da salire, le porte da aprire, il posto dove potersi sedere; lo accompagna al bagno ai servizi pubblici e lo attende; lo avverte se ci sono situazioni anomale.

Quando Simone viaggia in Italia o all’estero e in ambienti spesso diversi è con lei in simbiosi totale, riesce a percepire, da piccole variazioni di tensione del suo corpo attraverso la maniglia, quel che succede intorno e quanto Cora gli vuole comunicare. Hanno avuto anche incontri molto particolari, ad esempio con animali, di notte nei boschi, e lei si è comportata molto bene con estrema attenzione e cautela.

Conclude Simone:

“Cora sa riconoscere e memorizzare ambienti, è estremamente educata, sa comportarsi adeguatamente e capisce perfettamente ogni contesto dove entriamo e riesce a gestirsi benissimo, aiutandomi. Quando vado a spasso con la mia ragazza Lucia e Cora è in sicurezza mi piace riconoscerle molto spazio perché viva la sua dimensione di animale, lasciandola correre a modo suo nei boschi. Le lascio fare il cane libero e lei è molto reattiva, energica, gioiosa e veloce nei richiami tanto quanto è attenta, servizievole, impeccabile, molto educata quando è in assetto guida con la pettorina e la maniglia. Cora è un cane molto equilibrato, davvero sensibile ed estremamente dolce. Mi dimostra di comprendere che dipendo da lei, ma è come se sapesse anche che lei può contare su di me. Le devo tutto”.

di Lino Cavedon – Esperto di Interventi Assistiti con gli Animali 

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