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La storia di Murphy, un Irish Soft Coated Weathen Terrier

Voleva un cane. Lo aveva desiderato fin da piccolo. Poi il suo sogno nel cassetto si avvera. Finalmente arriva Murphy, uno splendido Irish Soft Coated Weathen Terrier. Antonino Giordano, “Giordi” per gli amici, 54 anni, medico ospedaliero che vive e lavora a Milano, soffre di asma. Ecco perché sceglie questa razza ipoallergenica. Ma accade qualcosa di inaspettato. L’inizio del rapporto è difficile: il cane cambia totalmente le sue abitudini.

L’inizio è stato difficile

Murphy arriva in casa che ha appena tre mesi, proviene dall’allevamento di Torino “Iulius Terrier” di Giulio Audisio di Somma, uno dei principali e, come tutti i cuccioli, ci mette un po’ a capire cosa deve fare e, soprattutto, cosa non deve fare. Così fa la pipì in casa, abbaia e soprattutto stravolge il menage familiare di Giordi, sposato con Maria Antonietta Orani, anche lei medico ospedaliero, ma “gattara” e all’inizio non contenta di accogliere un cane in casa. E questo di certo non aiuta. La tensione aumenta tra il cane e Giordi che crede sia tutta “colpa” di Murphy, al punto che il suo sogno “proibito” e finalmente avverato si rivela un “fallimento” e vuole addirittura tornare indietro, pensando di restituire il quattro zampe.

Ora Murphy è parte della famiglia

Per fortuna “la crisi canina” dura pochissimo, viene magistralmente superata e Murphy ora è il cane più felice del mondo in una famiglia, quella di Giordi e Maria Antonietta, oggi ancor più unita. “Guai a chi ce lo tocca”, esclamano entrambi. E Murphy è super-riverito, dorme in camera con loro, sulla sua cuccia, anzi, sulle sue cucce, visto che ha due comodi materassini, uno dalla parte di Giordi, l’altro da quella di Maria Antonietta. Non sale sul lettone, anche se quando tornano, a volte, si accorgono, dalle zampate rimaste impresse sulla coperta, che lui ne ha approfittato per fare qualche “salitina proibita”.

 “La storia di Murphy mi ha fatto capire quanto sia importante non arrendersi di fronte al primo problema”, spiega Giordi, “ho creduto che tutto dipendesse dal cane, invece ero io. Volevo restituirlo, poi ho fatto un esame introspettivo e ho capito che per me sarebbe stata una sconfitta, non mi sarei mai più potuto guardare allo specchio. Per migliorare il nostro rapporto mi sono anche documentato tanto, cosa che dovrebbero fare tutti. Spero che altre persone, leggendo la mia storia, capiscano che cambiare idea e rinunciare ad accogliere un animale in casa è un segnale di vigliaccheria, si dimostra di essere incapaci di affrontare un fuori-programma , come se non volessimo ammettere che il problema siamo noi, non il cane o il gatto. In verità, un animale ci aiuta a crescere, se si superano difficoltà con lui si vincono anche le altre avversità della vita”.

Vero è che Giordi e sua moglie, che non hanno figli, seguono turni molto duri in ospedale, lavorano otto ore al giorno, a volte anche di più. Ma sono riusciti a organizzarsi.

“Ho razionalizzato ogni cosa e sono riuscito a superare tutti gli ostacoli iniziali”, continua Giordi, “ad esempio temevo che Murphy abbaiasse troppo, che disturbasse i vicini, che non riuscisse a stare in auto. In verità, sono solo paure nostre, i cani sono intelligenti, siamo noi. Poi ho iniziato a conoscerlo e ad amarlo follemente, adoro passeggiare con lui. Volevo tanto un compagno a quattro zampe. Amo i cani col manto lungo e lui è perfetto, perché non perde peli ed è ipoallergenico, io soffro di allergia. È un cane simpaticissimo, adora le persone, è il più socievole dei Terrier. Per superare i problemi di gestione e garantirgli le sue doverose uscitine, io e mia moglie lo seguiamo a turno”.

Giordi non ha orari fissi. Se ha il turno di mattina e deve essere al lavoro per le sette e mezza, si alza alle sei e porta fuori Murphy.

“Abbiamo le nostre tappe”, continua, “io prendo il caffè al bar e lui un biscottino per cani , poi completiamo il giro e lo riporto a casa a magiare la sua pappa, un mangime speciale che viene dalla Germania. Finito il turno, se non viene la collaboratrice domestica, appena torno a casa lo porto fuori, altrimenti mi organizzo con un dog-sitter”.

Ma le passeggiate vere e proprie durano un’ora e mezza, soprattutto nel pomeriggio, sono un vero momento di relax e ricarica, Giordi porta Murphy nelle aree verdi di Milano in zona via Ravizza, e non solo.

“Gli faccio fare un bel giro, lui annusa tutto”, racconta, “cerco di lasciargli i suoi spazi, è il suo momento e anch’io mi rilasso tanto. Spesso le persone ci fermano per fare una foto con lui, per accarezzarlo o per chiederci di che razza sia”.

“Murphy è entrato nella mia vita grazie a Giordi”, prosegue la moglie Maria Antonietta.  “Io non volevo il cane, sono una gattara, avevamo dei Maine Coon, che poi purtroppo ci hanno lasciato. Giordi voleva tanto un cane, io lo frenavo, gli dicevo che era troppo impegnativo, che ci avrebbe cambiato la vita. Effettivamente ce l’ha cambiata, ma in meglio”. E ancora, sempre la moglie: “Prima di Murphy viaggiavamo tanto, ora abbiamo dei limiti, ogni volta che andiamo in vacanza ce lo portiamo, però siamo ricompensati tanto da lui. Per noi è come se fosse un figlio, lui è un cane favoloso, ha un carattere bellissimo. Ho scoperto un amore travolgente per i cani, è una cosa che, forse, solo chi ha i cani può capire. E penso che Murphy abbia anche migliorato e rafforzato il nostro rapporto”.

“Il cane ti spinge a condurre una vita più attiva, mentre il gatto è una presenza discreta, è un po’ un compromesso”, spiega ancora Giordi. “Se dovessi definire il mio cane, direi che è vulcanico, è molto vivace e mi ha  spinto a dare una svolta alla mia vita, a organizzarmi meglio, a essere più dinamico. Proprio per questo ora faccio molte più cose di prima, gestisco meglio il mio tempo. Invece di stare in pantofole davanti alla televisione mi rimbocco le maniche e mi sento più vivo. È meraviglioso quando Murphy mi accoglie in casa saltando, col giocattolino in bocca, per invitarmi a giocare . E se il cane è attivo e noi pigri, il problema siamo noi. È facile scaricare ad altri le nostre mancanze”.

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