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Cane multitasking: la storia di Brioches

“La mia giornata inizia con lei. Brioches è stata un raggio di luce arrivato dopo che avevo perso tre cani in pochi mesi. Cercavo un soggetto equilibrato, per poter lavorare come educatore, e da inserire in famiglia accanto ai miei quattro zampe paraplegici. Sentivo la necessità di vivere con un cane col quale studiare un percorso ragionato”. Stefania Piazzo, giornalista e collaboratrice di Quattro Zampe, educatrice cinofila Fiba, con la sua femmina Beagle Brioches di Villa Soleil, dimostra che la cinofilia è un vortice di emozioni.

Stefania, ma come è possibile seguire insieme expo, prove di lavoro ed educazione?

È un’avventura che tira l’altra. A Brioches ho insegnato un’educazione di base dai primi quattro mesi di vita. Comandi come “gioco” così si fa qualcosa insieme. Poi, grazie a Renzo Gaspari – dal cui allevamento è uscito Pannocchia, primo Beagle in Italia con brevetto di ricerca su macerie e altri per la pet therapy – ho iniziato a portare il cane, sempre in sicurezza col radiocollare, in zone di campagna.

Ma un Beagle libero è difficile da gestire?

Brioches era educata al ricongiungimento, nelle uscite quotidiane e nelle passeggiate. Qui iniziava però la parte più complessa, cioè farla lavorare secondo la sua memoria di razza, quella di predatore. Di un cane possiamo incanalare l’energia verso diverse specialità cinofile, ma per un segugio è la ricerca olfattiva della preda: ricerca, scova, seguita.

È una tappa obbligata?

L’addestramento per le prove di lavoro, qualifiche tecniche come quelle che Brioches ha superato e sulle quali continuerà a cimentarsi (perché l’emozione è a mille nel veder esprimere il proprio cane al 100%), è finalizzato al suo benessere. È uno star bene “fine a sé stesso”, il cane fa semplicemente il cane. Individuare una preda è fonte di benessere. Educazione e ring: non è una contraddizione? Un cane socializzato, che non fa una piega in expo con centinaia di cani, che ha fiducia nel proprio conduttore, o di Francesca Asunis, handler di questa razza, che si fa toccare da estranei, non può dar prova di equilibrio anche dentro un ring? Basta vedere come si muove un soggetto per capire come vive anche fuori da una gara.

Cos’è la felicità per voi due?

Vedere Brioches felice di lavorare motivata. Sgambetta e trotta sciolta in expo così come si intrufola dentro una siepe per cercare un odore, così come lavora nel testare all’esame gli allievi educatori cinofili. O nel fare da compagna ai cani da socializzare. Sfatiamo il pregiudizio sui Beagle cani ribelli? Dobbiamo assicurare loro il benessere lavorando e assecondando la loro natura.

E per scoprire di più su questo cagnolino che sembra Snoopy?

C’è il Club del Beagle, presieduto da Vincenzo Todaro. Sul sito www.beagleclub.it sono illustrate manifestazioni, prove di lavoro, analisi sulla razza. È una prima finestra per avvicinarsi all’avventura del pensare Beagle e per incontrare chi vive come me questa affascinante esperienza di vita.

Il club italiano del Beagle, Beagle-Harrier e Harrier

L’iniziativa di rifondare un club italiano per i cani da seguita Beagle, Beagle-Harrier e Harrier ha avuto origine nel 1995 in un gruppo di estimatori di tali razze, residenti prevalentemente nelle province di Cremona, Mantova e Brescia. L’effettiva data di nascita del club risale agli inizi del 1996 quando il club italiano del Beagle, Beagle-Harrier, Harrier viene riconosciuto ufficialmente dalla Società Italiana Pro-Segugio, che per mandato esclusivo dell’Enci ha il compito di tutelare tutte le razze da seguita sul territorio nazionale, come propria sezione per la tutela di queste tre razze. Tra le attività: raduni e speciali del Club; prove di lavoro; campionati sociali e concorsi fotografici. www.beagleclub.it

di Maria Paola Gianni

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