lunedì , 11 dicembre 2017
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La legge vieta la soppressione degli animali sani

La professione veterinaria, esattamente come quella medica, ha spesso a che fare con casi che mettono in discussione, oltre alla professionalità, anche l’aspetto umano e sentimentale, specie nei casi in cui è necessario prendere tutte quelle decisioni che riguardano la vita degli animali.

Il caso di Milano

Nel corso dell’estate un caso è venuto alla luce, condiviso su tutti i social network. Un veterinario milanese, senza mezzi termini, ha condannato tutti quei proprietari che gli si erano rivolti per la soppressione di cani o gatti, ormai giudicati troppo anziani, troppo impegnativi o non più graditi in famiglia.

Tali motivazioni, oltre a essere disumane, sono illegali, tanto che il dottore ha deciso di apporre un cartello di fronte al proprio studio, con cui diffida chiunque a fargli tali richieste, dalle quali si dissocia in maniera categorica.

La normativa in materia di soppressione

Numerose le condivisioni dei post, gli articoli e i commenti da parte di utenti, amanti degli animali, che hanno appoggiato l’iniziativa ed espresso dissenso verso i proprietari di animali domestici, che chiedono la loro soppressione senza fondate ragioni.

Fortunatamente in Italia, per legge, un animale non può essere soppresso, se non per necessità, come nel caso di malattie incurabili. Il veterinario è soggetto a un codice deontologico, che prevede pene in caso di azioni o omissioni che danneggino gli animali.

Se un cliente chiede a un veterinario la soppressione del proprio animale e il dottore si presta a tale pratica, rischia una denuncia per uccisone di animale, crimine punito per mezzo dell’art. 544 bis del codice penale. Inoltre, può essere sottoposto a procedimento disciplinare da parte dell’Ordine professionale di appartenenza. Lo stesso procedimento penale colpirebbe anche il proprietario, il quale, pur non essendo l’esecutore materiale, ne sarebbe il mandante.

I casi di condanna in Italia

La Corte di Cassazione, con sentenza del 2013, conferma la condanna inflitta dal Tribunale penale

dell’Aquila nei confronti di due veterinari, uno dirigente ASL e l’altro suo dipendente, per aver soppresso nove cuccioli perfettamente sani. Come si legge nelle motivazioni della sentenza:

“con la nuova legge si prende atto della natura di essere vivente dell’animale in grado di percepire sofferenze anche non solo di carattere fisico in senso stretto e per cui il proprietario non ha più la totale disponibilità dell’animale, né può infliggergli gratuite sofferenze né togliergli la vita senza valide giustificazioni”.

A nulla, correttamente, è valsa la tentata giustificazione, nella difesa processuale, per mancanza di posti nel canile pubblico dove sarebbero stati custoditi i piccoli quattro zampe vittime di uccisione.”

L’importanza del veterinario

Seppure casi come quest’ultimo possano scoraggiare, non bisogna mai dimenticare il ruolo fondamentale del veterinario per i nostri amici a quattro zampe. Il vet, infatti, non interviene solo per curarli, ma anche per garantirne il benessere, ad esempio in caso di maltrattamenti o illeciti che coinvolgono gli animali. Durante le indagini coadiuva le attività di indagini preliminari eseguite dalla competente autorità, come le guardie eco-zoofile, potendo certificare, dal punto di vista scientifico, che una condotta o omissione ha arrecato sofferenza o morte dell’animale.

Il veterinario è anche consulente tecnico, perito o testimone nel processo, sia penale che civile. L’attività del dottore degli animali è essenziale per la loro tutela e benessere, senza escludere

che, eventuali presunti illeciti, se supportati da prove devono essere segnalati comunque alle autorità di competenza per gli opportuni controlli, al pari di ogni possibile reato a danno di un animale. Si pensi, per esempio, a una soppressione ingiustificata oppure alla “mutilazione” praticata su animali d’affezione come il taglio di coda e orecchie al cane.