Home | Animali | L’altra Africa, tra bracconaggio e cacciatori d’avorio

L’altra Africa, tra bracconaggio e cacciatori d’avorio

Esiste un’Africa che non è visibile, è quella del mercato dell’avorio, quella del bracconaggio ed è anche quella di Davide Bomben e Massimo Vallarin, membri addestratori dei ranger della Poaching Prevention Academy e “Aiea” (Associazione esperti d’Africa), un ente che opera in diversi Stati africani, sia in riserve private che in parchi nazionali. Il loro scopo è prevenire le azioni criminali dei bracconieri, sostenere gli operatori in loco e sgominare il traffico illecito di avorio. Soltanto nel 2017 nel mondo sono state sequestrate ben 90 tonnellate di avorio del valore di milioni di dollari, denaro che il più delle volte arriva nelle tasche di criminali. testo e foto del nostro inviato Mauro Bassano Z

Zanne e corna di rinoceronte, mercato d’oro

Il giro di soldi che arriva dal bracconaggio è altissimo. Le zanne d’elefante sono pagate sopra i duemila dollari al chilo, mentre le corna di rinoceronte arrivano ad essere pagate anche novantamila, un mercato equiparabile a quello della cocaina. Di più. C’è persino il mercato di armi di contrabbando e, come sostiene Massimo Vallarin (membro Poaching Prevention Academy in Kenya)

“Vi è un’altra piaga, i finti santuari, luoghi dove col pretesto di recuperare animali da circo o vittime del bracconaggio si allevano indebitamente gli stessi, facendoli abituare all’uomo per soddisfare le richieste di turisti facoltosi e approfittando di volontari ignari. Si crea così la prima fase di un ricco business che sfocia poi in un secondo atto quando questi poveri animali vengono rilasciati in luoghi dove i cacciatori li uccidono senza troppi problemi pagando fior di dollari, addirittura fino a cinquantamila per un leone.”

Secondo Massimo Vallarin, infatti

“C’è una differenza sostanziale tra i finti santuari e le riserve private, alcune di queste ultime, poi, esistono solo per lucrare sulla pelle degli animali selvatici, spettacolarizzando la natura, senza alcuno scopo scientifico e senza tutelare davvero le specie che si trovano, in questo modo, in uno zoo allargato”.

Di recente una ragazza ventiduenne ha perso la vita proprio in uno di questi santuari, quello di Kevin Richardson conosciuto anche come “l’uomo che sussurra ai leoni”, avvicinandosi troppo a un leone

“Questa non è scienza”, continua Vallarin, “non è neppure un safari, ma solo una spettacolarizzazione e un danno per il selvatico e per l’uomo: l’unico ‘vantaggio’ è quello economico per le tasche di chi possiede tali santuari”.

Turismo con funzioniantibracconaggio

Il turismo è un aspetto molto importante.  Se solo tutti i conservazionisti scegliessero di trascorrere le proprie vacanze nei parchi o nelle riserve dove sono presenti rinoceronti ed elefanti, il bracconaggio crollerebbe in modo drastico. Il lavoro dei ranger è quello di pattugliare il territorio, notare elementi che riportino a intrusioni e attivarsi per essere un forte deterrente contro i bracconieri.

Questa Africa che non si conosce è molto più estesa di quanto si creda. Ci sono persone che per difendere i diritti degli animali perdono la vita, come Esmond Bradley Martin, il “cacciatore” di trafficanti di avorio, assassinato nella sua abitazione di Nairobi con una coltellata, oppure i numerosissimi volontari caduti nelle grinfie dei trafficati e uccisi (195 solo nel 2017). L’Africa nasconde degli scenari inimmaginabili che mettono a repentaglio l’enorme patrimonio faunistico, la vita delle persone che lo difendono e la sopravvivenza stessa della culla dell’umanità.  Quella stessa terra che ci ha generato ora sta rischiando di morire a causa dei propri figli.

Come si diventa ranger

La Poaching Prevention Academy è un’accademia di formazione per ranger impegnati nella conservazione e protezione degli animali minacciati dal bracconaggio. Forma personale locale e straniero. È nata come accademia on-demand per aiutare due riserve sudafricane, poi è stata chiamata in Namibia. Attualmente è presente in Namibia, Sudafrica, Botswana, Zambia, Kenya, Congo e Tanzania. I ranger devono avere una formazione ecologica e tattica. Il corso dura circa sei mesi di addestramento, tra formazione teorica e pratica. Nella prima fase lezioni sull’ecologia, sulla conservazione degli ecosistemi, sull’etologia dei grandi mammiferi, raccolta informazioni e fotografia. La seconda fase è basata sulla pratica: pronto soccorso remoto, tecniche di pattugliamento, impiego di armi, difesa personale e controllo di varchi, accessi e veicoli. Inoltre i ranger imparano tecniche di sopravvivenza in savana, formazioni per il pattugliamento e tecniche di mimetismo.

testo e foto del nostro inviato Mauro Bassano

© Riproduzione riservata